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Chiude persino l’Ateneo, che deve fare di più la Grecia per salvarsi?

27 Settembre 2013 , Scritto da Alfredo

DI MONICA CAPO

Arriva in queste ore da Atene la notizia della chiusura di un intero Ateneo, l’Università Nazionale Capodistriana, la prima del paese e dei Balcani, che ha offerto, dal 1837, un importante contributo per la didattica, la ricerca e la società, contribuendo allo sviluppo del paese.

Ultimo drammatico atto di un’austerità economica che ha letteralmente messo in ginocchio, in appena ventiquattro mesi, quella che era considerata la culla della civiltà o ultimo atto di ciò che l’economista Paul Krugman, chiama la follia dell’eurocasta, che “vuole curare il debito con altri debiti”. Due anni, durante i quali abbiamo visto l’Unicef annunciare che in Grecia 439mila bambini soffrivano la fame per la crisi. Abbiamo visto condannare i malati, perché le farmacie hanno bloccato la distribuzione gratuita delle cure per i tumori o il solo fatto di ammalarsi diventare un lusso.
Abbiamo visto appartamenti o studi di due stanze, nel centro di Atene, a Salonicco, a Patrasso, nella turistica Corfù o nell’isola di Creta, essere messi in vendita a meno di diecimila euro e un milione di greci lavorare gratis per mesi, pur di non perdere il posto di lavoro.
Abbiamo visto chiudere dopo 48 anni la versione ellenica del fumetto Disney Topolino e aumentare del 20% i suicidi, così come gli omicidi. Abbiamo visto la Grecia vendere le isole dell’Egeo e poliziotti e carabinieri essere costretti al secondo lavoro. Abbiamo visto la richiesta, da parte della Troika, di chiudere le tre società Eas, Elvo e Larco, che si occupano della difesa nazionale e, di licenziare tutti i dipendenti e mandare a casa gli olimpionici che lavoravano nel pubblico impiego. Abbiamo visto i negozianti ellenici essere autorizzati a esporre e vendere a basso costo e per un periodo limitato prodotti alimentari scaduti. Ma, soprattutto, abbiamo visto, e ancora vedremo, il rigurgito dei movimenti neonazisti, come Alba Dorata, che costituisce la più grave conseguenza della molteplice crisi che colpisce non solo la Grecia ma tutta l’Europa del Sud. Considerando tutto questo, secondo uno studio realizzato dal principale sindacato del settore privato, Gsee, citato dal quotidiano ellenico Kathimerini, serviranno almeno dieci anni per riportare la disoccupazione della Grecia al di sotto del 20%. Ma alla luce del fatto che, paradossalmente, ci si sta preparando a un nuovo salvataggio della Grecia, il terzo in ordine cronologico, ci chiediamo per quanto tempo ancora possano reggere le illusioni della Troika. Infatti, il paese è nuovamente in rivolta e sarebbe arrivata finalmente l’ora di riconoscere che queste folli politiche economiche stanno mandando a pezzi l’Europa e finiranno per alimentare sempre più estremismi. Bisognerebbe, a questo punto, imporre regole rigide alla finanza “senza regole” e mettere uno stop alla precarizzazione dei lavoratori. E magari considerare anche di ridurre i debiti con un audit. Ma pare che mettere in discussione cose come l’Europa e l’euro sia diventata ormai un’eresia. Però, quando gli italiani capiranno di essere stati “(s)venduti all’euro”, nel più totale silenzio da parte dei media italiani, sarà troppo tardi. Perché nessuno che abbia un po’ di intelligenza può credere davvero alla ripresa che tanto vanno sbandierando i nostri politici. Piuttosto: visto che sta per arrivare la tempesta, trovassero un riparo.

http://paralleloquarantuno.it/?p=7265

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